Ad ogni bimbo un banco, il resoconto di una serata solidale.

 

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La cartolina dell’iniziativa (con foto di Stefano Sanfilippo)

Ti aspetti la “solita” serata solidale, forse un po’ noiosa, invece ti ritrovi ad una festa! Non manca niente: aperitivo, musica dal vivo, un’esposizione di fotografie, un banchetto con spezie e manufatti, un luculliano buffet e tanto altro. Una serata tranquilla e sorridente, dai toni sinceri, senza pietismo o auto celebrazione, l’atmosfera è quella familiare. I volontari della onlus Crew for Africa sono, come si direbbe, 4 gatti, ma tali sono il loro impegno e il loro entusiasmo che sono riusciti a coinvolgere tante persone tra pubblico, istituzioni e collaboratori. La sala non è poi così piccola, eppure è piena di gente.

Si comincia con un doveroso ringraziamento a chi ha ospitato la serata e a tutti i volontari che hanno reso possibile l’evento, per passare subito al concerto dei Vocalive (qui la loro pagina Facebook), un’ora di soave musica gospel e blues cantata a cappella. A metà esibizione,  la lettura di un breve scritto datato 2011 di Stefano Sanfilippo, nostro corrispondente da Gibuti e presidente della Onlus, nel quale si racconta il suo incontro con Mohamed, il preside della scuola per la quale Crew for Africa sta raccogliendo fondi.
Stefano infine aggiorna sulla situazione attuale, il pubblico ascolta, applaude e sostiene.
Il Girovago non può che ringraziare dell’invito e raccontare a tutti quanto piacevole è stato dare il suo piccolo contributo.

(Le foto che seguono sono per gentile concessione di Marco Fabbri)

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Ospiti e promotori della serata
vocalive
I Vocalive
buffet
Il buffet

Il testo di Stefano:

WARABILE’H, un giorno d’Aprile 2011

La foschia oggi mi cela il mare, come il velo giallo di una donna di qui.
Ma so orientarmi, perché la piana su cui mi trovo discende lenta e sconnessa verso la costa. Intorno a me non un albero né un arbusto a regalare illusioni di ombra. Vedo solamente polvere e pietre in varietà infinite, sia di forma sia di gradazione, con incredibili grigi, rossi e neri: a suo tempo le esplosioni vulcaniche hanno fatto un bel lavoro cromatico. Un paio di ore di luce mi separano da un tramonto che non porterà subito il fresco; e neanche dopo.
Giro lentamente su me stesso e osservo ciò che ho davanti agli occhi per studiare i cambiamenti. A monte, verso l’interno, c’è ancora un po’ di spazio, poco. A valle, verso il mare e la città vecchia, non distinguo più neanche le pietre. C’è solo un’unica, enorme, distesa di baracche, aggrovigliata su se stessa in strani colori di legni e cartoni stinti, plastiche e ferri marciti; alla vista ha, per me, un sapore come di ruggine rovente e fabbrica di vernici, esplosa spargendo a caso le proprie tinture. Qua e là spiccano gli alti minareti bianchi di bianchissime moschee, quelle sì in muratura, o i gialli ocra di più rare costruzioni private. Nonostante tutte le assurde, paradossali e impossibili condizioni di vita, nei quartieri c’è una grande vitalità, dimostrata da banchetti, officine, chioschi, piccoli ristoranti, associazioni di mutuo aiuto e scuole.

La parcella di terreno su cui verrà costruita la nuova scuola è verso monte, nello scarso spazio residuo. Dall’altra parte della strada, un po’ più lontano, dei ragazzini scalzi nuotano nella polvere, giocando a calcio su un terreno spianato. Lo ha fatto pareggiare Moussa, un infermiere storico dell’Ospedale Balbala.
Lui vive e viene da questo stesso quartiere della baraccopoli e, oltre a fare l’agente di salute comunitario, fa anche attività politica e sociale per la sua gente. E’ stato lui a convincere le autorità a mandare le ruspe gratuitamente, per dare almeno uno spazio di gioco ai bambini; ed è lui che fa da punto di riferimento tra l’Associazione dei Genitori, il preside Mohamed e noi dell’onlus. Infatti oggi Moussa mi accompagna per mostrarmi il terreno destinato alla scuola. C’è naturalmente anche Mohamed, visto che il terreno è il suo. Da fuori è un quadrilatero, recintato come un cantiere, con il confine delimitato da lamiere mezze arrugginite. Entriamo in quello che potrebbe essere il cortile. Dentro si ripete lo schema di fuori, cioè quello della baraccopoli in generale: sassi e nuda terra battuta, vestiti appesi ad asciugare su pali e lamiere, mobili e cose rotte sparse qua e là e un grande bidone di ferro come unica scorta d’acqua a disposizione.
E poi, naturalmente molti bambini che mi fissano curiosi. In un angolo del quadrilatero c’è l’attuale abitazione di Mohamed: due camere di legno con niente dentro se non alcune casse come armadi e ripostigli. Percorro questi spazi senza spazio chiedendogli dove andrà quando cominceranno i lavori; mi risponde che smonterà le due camere di legno e si trasferirà, con la sua famiglia, su un terreno vicino, dove già abitano altri parenti, sicuramente nelle stesse condizioni.

Per cambiare argomento, visto che mi è difficile dire qualcosa e anche spiegare che sempre più preferisco il silenzio, chiedo se la zona in cui ci troviamo ha un nome particolare. Moussa mi racconta che il nome è Warabilèh, in somalo “il posto della jena”.
Credo che nessuno sappia se, tempo fa, c’era veramente una tana di jena, se era una o più o se è solo apparsa in sogno a qualcuno. Penso però che, in futuro, la zona sarà associata alla presenza della “Ecole Miriam”; Mohamed e i genitori, infatti, hanno deciso di rinominarla così, in onore della dottoressa Miriam che ha fatto conoscere la scuola a noi di Crewforafrica.

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2 pensieri riguardo “Ad ogni bimbo un banco, il resoconto di una serata solidale.

  • 1 ottobre 2013 in 13:57
    Permalink

    NONOSTANTE TUTTO.
    Questa è l’alchimia che nasce da chi non ha paura di poter cambiare il mondo.
    Chi non ha paura di cambiare il mondo usa il proprio tempo per l’alchimia della cucina, e prepara un buffet che piacevolmente sazia con gioia.
    Un altro usa il tempo per l’alchimia degli aperitivi che aiutano la socialità. Altri ancora usano la loro alchimia per impastare un coro di voci prelibate o per leggere un racconto.Altri mettono insieme le alchimie di coloro che organizzano la festa.
    E tutti gli invitati accorrono per fare reazione alchemica solidale, NONOSTANTE la crisi indotta, l’iva al 22% e i burattini con i fili che stanno al Governo.
    Gli invitati…non temono di cambiare il mondo, nonostante tutto. Stefano Sanfilippo

  • 14 ottobre 2013 in 23:49
    Permalink

    Ciao,Capitano Steve SoloTU,
    con: la TUA ENERGIA,
    la TUA VOLONTA,
    il TUO SPRITO ancora PURO,
    il CREDERCI FINO IN FONDO,
    senza alcuna ESITAZIONE
    HAI creato tante piccole ma entusiasmanti e soprattutto entusiastiche ALCHIMIE dando vita ad una GRANDE MAGIA …….. una FAVOLA.
    Quindi da oggi il Capitano Steve Solo sarà investito anche del grado di G.M.(non Gran Mogol,come nelle Giovani Marmotte)ma……
    …….GRAAANNNDEE MAGOOO……
    Perciò Cap.Steve Solo G.M.vedi di non cambiare MAI perchè SEI una persona SPECIALE e UNICA.
    Non sò se ce la faremo a cambiare il mondo…
    ma almeno ci stiamo provando in allegria e senza paura.

    Grazie
    Capo Rosso e Droide Supremo

    p.s. è stato un piacere far parte di questa
    MAGICA SERATA

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